Ok, ho una fotocamera, e adesso?

Quando ho iniziato a fotografare, il mio approccio era puro istinto: provavo tutto, senza una direzione precisa. Passavo dai paesaggi ai fiori, dalle farfalle ai dettagli più casuali, come se stessi cercando qualcosa senza sapere cosa fosse.

La fotocamera era un giocattolo affascinante, un mezzo per esplorare il mondo più che per raccontarlo. Poi arrivò quello shooting, nato quasi per caso, che avrebbe cambiato tutto.

Non immaginavo che proprio lì si sarebbe accesa in me la scintilla del glamour: la scoperta che la fotografia poteva diventare un dialogo con la persona, un modo per valorizzarla e raccontarne la bellezza con eleganza. Da quel momento, tutto ha iniziato a prendere forma.

Capelli ricci + occhi azzurri = fotogenica!

La prima volta che ho coinvolto un’amica in uno shooting “serio” è stato quasi un gioco. Lei, metà italiana e metà ungherese, aveva tratti che non potevano passare inosservati: capelli ricci ribelli, occhi azzurri intensi, un mix che la rendeva naturalmente fotogenica.

Eppure eravamo entrambi imbarazzati, due principianti che cercavano di capire come muoversi. Nessuna esperienza, solo curiosità e un po’ di incoscienza.

Ma proprio quell’imperfezione ha reso tutto autentico. Alcuni scatti di quel giorno restano ancora oggi tra i miei preferiti: non per la tecnica, ma per la spontaneità, la freschezza e la magia inconsapevole di un momento che ha segnato l’inizio di un percorso.

Si impara anche dagli errori

Riguardando oggi, nel 2025, quelle prime foto, vedo una quantità infinita di errori: esposizioni sbagliate, luci troppo dure, incarnati bruciati che ho cercato di salvare in post-produzione con soluzioni creative come il sepia.

All’epoca mi sembravano disastri, oggi li considero lezioni preziose.

Ogni sbaglio mi ha costretto a capire, a studiare, a migliorare.

La fotografia è fatta anche di tentativi falliti, di soluzioni improvvisate, di piccoli rimedi che diventano esperienza. E proprio grazie a quegli errori ho imparato a controllare la luce, a leggere un volto, a costruire un’immagine.

Senza quelle imperfezioni iniziali, non avrei mai trovato la mia strada.

"Ma tra tutte le tue amiche dovevi proprio chiederlo a me?"

Laura

Gallery

Condividi il post con i tuoi amici!